domenica 14 giugno 2009

IL PRESIDENTE DELLA SAIPEM, CAVELTY

Da: SVIZZERA Connection

IL PRESIDENTE DELLA SAIPEM, CAVELTY, IN GRANDE DIFFICOLTA'

Alcuni importanti esponenti italiani delle filiali svizzere dell'ENI finirono nella primavera 1993 in carcerazione preventiva: ad esempio, il capo della Snamprogetti Francesco Chiariello, il presidente del settore finanziario ENI Enrico Ferranti e il capo della Saipem Gianni dell'Orto. A differenza di questi sfortunati i loro colleghi svizzeri in consiglio d'amministrazione non ebbero alcun problema né con i media e né con la giustizia. (31) Con un' eccezione: il consigliere di stato Cavelty cominciò a vacillare. Cavelty era diventato presidente della Saipem Ag (Zurigo) nel 1988 succedendo ad Hans W. Kopp. Dopo che la "WochenZeitung" (WoZ) ebbe informato sugli scandali delle tangenti in Italia, sull'arresto del delegato zurighese della Saipem Nicola Grillo e l'implicazione della Saipem di Zurigo nelle inchieste di Mani Pulite, Cavelty smentì il 27 maggio 1993 sulla "Buendner Zeitung" ogni coinvolgimento in affari di tangenti. Tre settimane più tardi dovette ritirare la smentita e confermare i pagamenti di mazzette: il presidente della Saipem Gianni Dell'Orto in persona aveva parlato all'assemblea generale di Roma di una cifra di 50 milioni di dollari, pagata via Zurigo come tangente a scopo di corruzione. Cavelty sottolineò che i pagamenti fatti da Zurigo erano stati eseguiti per ordine della Saipem di Milano. Le motivazioni sarebbero state sempre credibili e corrette. Che cosa con quei soldi fosse infine successo in Italia sarebbe stato fuori della portata e dall’ambito di influenza della società affiliata di Zurigo. " Da parte della Saipem non è stato fatto nulla di scorretto. Non abbiamo né conti in nero né entrate o uscite di denaro non registrate." (32) Nel 1995 Cavelty diede le dimissioni da presidente della Saipem S.p.A. (Zurigo), ma restò tuttavia consigliere d'amministrazione delle società collegate all'ENI Oleodotto del Reno, Enichem e Snam International. La Oleodotto del Reno gestisce l'oleodotto che da Genova, attraverso il passo dello Spluga, arriva al lago di Costanza e poi a Ingolstadt. L'oleodotto è considerato dai politici verdi nella Svizzera dell'est, nel Voralberg e in Baviera un grande rischio ambientale. Già all'inizio degli anni '60 Cavelty aveva lavorato per l'Oleodotto del Reno. Allora molti comuni si sentirono ingannati perché Cavelty e il suo capo d'allora, Ettore Tenchio, non avevano pagato nulla per i diritti di attraversamento, mentre questo era un fatto abituale in altri paesi.

SPECULAZIONI DELLA "BANDA DEI SETTE"

Un caso particolare tra le consociate ENI in Svizzera era rappresentato dalla Banque de Commerce et de Placement (BCP) a Ginevra, con filiali a Zurigo, Lugano e Lussemburgo. L'ENI ebbe presso di essa, dal 1968 al 1976, la maggioranza delle azioni. La BCP era stata fondata alla fine degli anni '50 a Basilea come banca commerciale e banca di investimenti e, più tardi, aveva francesizzato il nome. Fu poi rilevata dalla Bankgesellschaft e nel 1963 trasferì la sede a Ginevra. Il presidente fu, per lunghi anni, il direttore generale della SBG, Hermann Budich, che faceva parte anche del consiglio di amministrazione della HIH. Nel luglio 1968 la Bankgesellschaft vendette la maggioranza delle azioni dell'istituto all' ENI e al Banco di Napoli e ne tenne solo una minoranza. Budich restò presidente e l'uomo dell'ENI Agostino Diana (33) entrò nel consiglio di amministrazione. Alcuni mesi dopo lo seguirono l'avvocato dell'ente italiano di Zurigo Werner L. Scherrer, l'avvocato di Chur Ettore Tenchio e Giorgio Corsi di Roma. Nel 1971 entrò in consiglio di amministrazione il direttore finanziario dell'ENI Renato Marnetto, un anno dopo lo seguì il suo braccio destro Florio Fiorini. Nel libro ‘Ricordati da lontano’ Fiorini ha spiegato come la BCP sia stata usata dall'ENI per una speculazione in grande stile sui cambi: "Come diceva il mio conterraneo toscano Machiavelli: Il fine giustifica i mezzi. Abbiamo portato avanti il finanziamento dei partiti, cominciato con Cefis [presidente dell'ENI dal 1963 al 1970], per dieci anni. E precisamente senza impoverire il bilancio ENI, vale a dire senza usare denaro pubblico. Avevamo un sistema molto semplice che funzionava a spese delle banche centrali. L'ENI era ed è una grande potenza sul mercato valutario. Compra circa il 25 % di tutti i dollari in Italia, perché deve pagare circa il 50 % del conto energetico nazionale. In base a questa grande forza di mercato e a informazioni privilegiate, provenienti dagli ambienti degli sceicchi del petrolio e delle banche centrali, facevamo grandi guadagni da speculazione che usavamo in maggior parte per il finanziamento dei partiti. Era un sistema efficiente e anche eticamente pulito." (34) Secondo Fiorini, il mercato valutario dal 1970 al 1980 era stato una partita a poker con carte segnate, in cui i membri di un certo club potevano solo vincere. "Ai miei tempi c'ero io dell'ENI, e inoltre Sexauer della Deutsche Bank, Semadeni della Schweizerische Bankgesellschaft, Voroschilov della Vneschtorgbank, Roger Fiss della Citibank, Cadario della Renault Finance e Pellegrini della Schweizerische Bankgesellschaft. Agivamo con coordinazione per cui ci avevano chiamato la banda dei sette. Eravamo il terrore delle banche centrali che tuttavia ci tolleravano perché avevamo imparato a renderci utili di quando in quando.[...] In quegli anni, i partiti avevano ancora bisogno di meno denaro di oggi. Allora erano 300.000 dollari al mese. Il 40% sia ai socialisti che ai democristiani e il 10% ai socialdemocratici (PSDI) e ai repubblicani (PRI)." (35) Fino al 1975 Fiorini si servì per le sue operazioni sul mercato valutario della BCP a Ginevra, di cui l'ENI controllava la maggioranza delle azioni. Ma dopo il fallimento della Herstatt Bank, che dovette chiudere gli sportelli in seguito a speculazioni nei cambi andate male, intervenne la commissione confederale delle banche e vietò alla BCP le operazioni speculative rischiose. Anche altre banche avevano avuto grandi perdite, quando i corsi delle divise, dopo il crollo del sistema di cambio fisso Bretton-Woods, cominciarono a oscillare fortemente. Nel 1976 intervenne la SBG e comprò dall'ENI la BCP, divenuta inutile. Fiorini trasferì le sue operazioni in divise a Beirut dove collaborava con la Marine and Merchant Bank di Samir al Mussa.


Note:

31) La cattiva stampa che ebbero il direttore generale della SBG e il presidente della HIH Karl Janjoeri, era soprattutto il risultato del coinvolgimento nel conto Protezione.

32) "Bündner Zeitung", 18. 6. 93

33) Agostino Diana faceva parte anche del consiglio di amministrazione della Treuhandbank Luzern, la banca fiduciaria Lucerna. Qui si trovavano anche Giangiorgio Spiess, avvocato e partner di Tettamanti, Willi Futterknecht (che negli anni '90 era diventato famoso per le sue posizioni ostili alla UE) e André Curiger (direttore del Crédit Commercial de France a Zurigo e rappresentante del Vaticano nel consiglio di amministrazione della Sasea)

34) "L'Espresso", 21.3.93

35) Ivi

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