mercoledì 29 dicembre 2010

I sicari dell'economia globale

I sicari dell'economia globale
di Bruno Amoroso - 28/12/2010

Fonte: Il Manifesto






Nel suo editoriale su La Repubblica del 19.12.2010 Eugenio Scalfari ci informa sull'esistenza di una Cupola finanziaria che gestisce le principali speculazioni mondiali. La sua fonte è il New York Times, che conferma quanto aveva già letto in Marx tempo prima. Da qui alcune sue deduzioni - di Eugenio Scalfari s'intende - sulle quali è bene soffermarsi. La prima, sulla quale concordo, è che le speculazioni non riguardano solo singoli faccendieri e neanche gli Hedge Fund, ma un sistema organizzato il cui cervello è costituito dalle maggiori nove banche mondiali. È vero, come sostiene, che è contro queste ultime che si è appuntata la critica della sinistra per decenni sfociata nella richiesta della nota Tobin Tax. Una visione miope che evade l'ampiezza del problema e che purtroppo resta comune sia agli amici che agli sciocchi.

Che la finanzia mondiale costituisca oggi un sistema di potere globale è stato ampiamente descritto negli ultimi 10 anni da numerosi studi e autori. Basti ricordare il bel testo di J. Perkins - Confessioni di un sicario dell'economia - che illustra come la rete di esperti e di centri di studio internazionali falsifichino i dati economici dei singoli paesi per spingerli ad indebitarsi e poi provocarne una crisi che mette i governi e l'economia nelle loro mani.

Processi che hanno modificato i rapporti di potere nei paesi capitalistici. Ne dà conto per gli Stati Uniti James K. Galbraith (The Predator State, 2008), che spiega molto bene come il governo di Bush fu costituito da ministri ed esperti proprietari o rappresentanti delle principali industrie energetiche e dell'industria militare sostenuti dai centri finanziari come la Goldman Sachs, e simili. Una struttura di potere che continua intatta con la nuova presidenza Obama. Siamo, quindi, non in presenza di speculatori ma della trasformazione dell'economia capitalistica da una economia di produzione in un sistema basato sulla rendita e lo sfruttamento delle altrui risorse. Una scissione definitiva tra capitalismo e mercato che per gestire questo potere rioccupa lo spazio della politica.

La seconda osservazione di Scalfari è che la Cupola italiana esiste ma è piccola e provinciale. Concordo ma per ragioni diverse dalle sue. Il «provincialismo» è dato dal fatto che la finanza e il potere dei grandi gruppi globali non è ancora riuscito a penetrare fortemente nel tessuto economico del nostro e di alcuni altri paesi dell'Europa del Sud. Cioè mentre Stati Uniti e i paesi dell'Europa occidentale sono dentro il sistema della «Triade» (la vera Cupola di cui parla Scalfari) l'Italia riesce ancora a difendersi sia con parte della sua economia per nostra fortuna non globalizzata sia per una maggiore autonomia del sistema politico. Ma la pressione è certamente forte. I ricorrenti conflitti tra governo e Banca d'Italia, questa sì occupata dai poteri della «Triade», sono noti. I tentativi di mettere il paese in riga con il sistema della globalizzazione sono sempre stati attuati insediando «governi tecnici» per neutralizzare la politica ed espropriando i cittadini oltre che della loro sovranità dei loro redditi. Un tentativo oggi di nuovo in atto e credo che Scalfari farebbe bene a difendere l'Italia dai «governi tecnici» che si cerca di creare con l'aiuto di Fini, Amato e i noti personaggi dell'antipolitica invece che prendersela con Moffa o la Chiesa Romana.

La terza osservazione riguarda l'Euro, minacciato secondo Scalfari, dai poteri della Cupola. È vero il contrario. L'euro fu introdotto con il sostegno dei centri finanziari della Triade spiegando ai governi ed agli scettici che doveva costituire l'ombrello a difesa della diversità dei sistemi produttivi e sociali europei. Non tutti hanno creduto alla favola, ovviamente. Come dimostrano gli ultimi atti della Commissione a proposito del Piano di stabilità, chdi fronte alla speculazione finanziaria e alla grave crisi sociale e economica da questa prodotta non si interviene con misure di controllo sui centri finanziari ma ponendo vincoli ai governi nazionali ed ai bilanci pubblici, impedendo iniziative rivolte a limitare i danni della speculazione finanziaria sui sistemi produttivi locali, sull'occupazione e sui sistemi di welfare europeo. Questo accompagnato da misure della Bce che fanno di questa lo strumento di equilibrio a favore dell'economia tedesca e delle speculazioni finanziarie dei centri finanziari di Londra e Francoforte. La Germania sta facendo passare come una politica di suoi aiuti ed impegno ai paesi colpiti dalla crisi quello che in realtà è un modo di far pagare agli europei ed ai cittadini di Grecia e Irlanda le speculazioni finanziarie delle banche tedesche verso questi paesi, e le misure di rigidità di bilancio e di tagli ai settori sociali con il mantenimento del livello delle spese militari di questi paesi per garntire forniture dalle industrie tedesche.

Bruno Amoroso - Crisi economica o truffa finanziaria? (intervista)


Ultima considerazione: le cose non stanno come sostiene Scalfari; non è la Cupola che vuole dividere l'euro, ma il contrario. L'euro, dall'essere l'ombrello protettivo dei paesi europei, si è trasformato nella sua camicia di forza saldamente protetta, anche in questo caso, dal ricorso all'autonomia della Bce. Autonomia dai governi e dai cittadini e non dai centri finanziari che ne occupano le posizioni di potere. I paesi che sono restati fuori dell'euro proteggono la loro autonomia di intervento politico sia rispetto alle proprie Banche centrali che da quella europea. Parlo della Danimarca, della Svezia e della Gran Bretagna. Se l'euro è divenuto la moneta tedesca e dei centri finanziari globali è ovvio che altri paesi europei, a difesa dei propri sistemi produttivi e delle loro scelte di società, si diano una propria moneta a questi corrispondente. D'altronde lo stesso Scalfari esprime tutto il suo pessimismo nella possibilità di trasformare l'Euro e l'Ue in qualcosa di diverso.

La ripresa economica e produttiva da tutti richiesta è possibile solo se si restituisce ai governi ed ai cittadini la sovranità sulle politiche economiche e si riporti il sistema monetario dentro queste scelte. Non si può pensare che ogni stato esca oggi singolarmente dall'euro ma l'unico modo per evitarlo è che l'Europa ritrovi una sua dimensione confederale a livello istituzionale e monetario. L''istituzione di una moneta sud-Europea (Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo) è l'unica via di uscita positiva dalla crisi attuale se si vuole impedire la frammentazione totale dell'Ue.

Vedi anche: ALBAMED, una moneta per il mediterraneo

Antonveneta rinviata a giudizio per usura aggravata

Antonveneta rinviata a giudizio per usura aggravata

N. Forcheri, 28 dicembre 2010


Rinviata a giudizio per usura aggravata la Banca Antonveneta, era stata acquisita dalla Monte dei Paschi, nel 2007, alla Santander per almeno il doppio del suo prezzo, con un'operazione esosissima che molto probabilmente servì più a finanziare l'acquisto da parte di Santander dell'olandese ABN Amro - la quale aveva in pancia l'Antonveneta - nell'ambito della scalata su ABN Amro del consorzio Santander/Royal bank of Scotland e Fortis, svuotando vergognosamente le casse dell'ex banca della città di Siena.

Nell'ambito della stessa operazione di smembramento di ABN Amro - con chissà quali gemme infrastrutturali del belpase appartenenti ad Antonveneta - la banca belgo-olandese Fortis subì un collasso in seguito a tale acquisizione, per opera del bilderberger Lippens, costringendo il governo belga a nazionalizzare la banca prima di cederla per un pezzo di pane alla BNP Paribas - vera finalità dell'operazione - e ciò a dispetto della volontà dei piccoli azionisti renitenti, cioé praticamente tutti, che intentarono un'azione in giustizia.

Si ricorda che BNP Paribas appartiene in parte al governo francese, a quello belga e a quello lussemburghese... E' come se il governo italiano si riacquistasse una banca o una società che già gli appartiene, per salvarla mantenendone le rendite (a sé stesso): agli eurocrati espertucoli nella pseudo branca della concorrenza, chiedo un vero esame di coscienza e di rispondere ONESTAMENTE


"non sarebbe considerato aiuto di Stato, fosse successo all'Italia (o altro PIIGS, tranne Spagna)"?

E poi, ricordo che l'Antonveneta finì in pancia ad ABN Amro in quella battaglia assimmetrica tra i soliti "investitori" stranieri e quelli italici disprezzatamente chiamati "furbetti del quartierino", tra ABN Amro e Fiorani della Popolare di Lodi, che fu deliberatamente eliminato da una magistratura (una magistratura che ospita nei tribunali i servizi delle banche per pignoramenti ed esecuzioni mobiliari, sic) in modo da farla ricomprare, come visto sopra, almeno al doppio del prezzo con denari pubblici italiani svuotando le casse della banca privatizzata Monte dei Paschi. Non prima di cedere Interbanca - dell'Antonveneta - a niente pò pò di meno che General Electric...

Un po' come se ci fosse un modello imposto dall'alto che costringesse fallimenti e operazione di fusione e acquisizione a passare dalle grinfie degli "investitori esteri", con tanto di riconoscimento di commissioni o pizzo. Ora se non si capisce la finta forzata supremazia del dollaro, con intrinseci rapporti di forza geopolitici, né il trucco del signoraggio che coinvolge alcuni governi più sovrani di altri nel depredare le varie regioni dell'impero, non si riusciranno neanche a scorgere tali modelli di inviluppo.

Modelli che ritornano, con il braccio armato della magistratura, ad esempio con il caso della BNL che nel 2005 finì alla solita BNP Paribas, dopo deliberata e forzata eliminazione del concorrente Unipol da parte della magistratura.

Si ricordi anche che BNP Paribas, è appunto una banca "semisovrana" fedelmente interconnessa con le galassie The Power Corporation of Canada, da una parte, e l'universo Frère/Suez/Total/Lafarge/Imerys/TranscorAstra/Banca Leonardo... (cfr. http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29815), vera e propria erede dell'ex Compagnia delle Indie Occidentali.

Nicoletta Forcheri


Non-US Banks Gain from Fed Crisis Fund

Strong foreign banks splurged on, profited from Fed's emergency credit

Section:

Non-US Banks Gain from Fed Crisis Fund

By Robin Harding, Bernard Simon, and Christian Oliver
Financial Times, London
Monday, December 27, 2010

http://www.ft.com/cms/s/0/69728262-11ec-11e0-92d0-00144feabdc0.html#axzz...

Some of the world's strongest banks have profited from an emergency credit facility set up by the US Federal Reserve to shore up confidence in the global financial system, according to a Financial Times analysis of data released by the Fed.

More than half of lending under the Fed's term auction facility -- the largest of its crisis programmes -- went to foreign banks. Details of the varied uses to which they put it may add to political criticism of the Fed.

The Taf was set up in December 2007 to provide one-month loans to credit-worthy banks as markets dried up for lending longer than overnight. In August 2008 it began offering three-month loans as well.

Rabobank of the Netherlands and Toronto-Dominion of Canada, two of the only banks in the world with triple-A credit ratings, used more than $20 billion in cumulative Taf loans.

Ed Clark, TD chief executive, said that using Taf was logical even though his bank never had a liquidity problem. "That wasn't how we made a lot of money. But you make a dollar here, you make a dollar there. What's the spread you make on a billion dollars?" he said.

In the summer of 2008, TD was borrowing $1 billion from TAF at rates of between 2 and 2.5 per cent. For that borrowing it used the lowest quality -- and hence highest yielding -- collateral acceptable to the Fed.

More than 80 per cent of its collateral had a triple-B credit rating at a time when such bonds yielded about 7 per cent. TD could therefore have made a notional gross spread of about $4 million a month during 2008.

Mr Clark said the authorities were encouraging healthy banks to use schemes such as the Taf so as not to stigmatise their weaker counterparts. In January 2008, Ben Bernanke, the Fed chairman, said the Taf appeared to be succeeding because "there appears to have been little if any stigma."

"You go through the whole crisis and there were lots of things we did that weren't necessarily economic but were the right thing to do for the system," said Mr Clark. "So I'm not embarrassed by this at all."

Rabobank said it used the Taf only "in case the situation on the financial markets would further deteriorate" but it still had $5 billion in outstanding loans as late as January 2010.

The Fed declined to comment, but has pointed out that all of its emergency credit was repaid in full with interest, and that its goal was to provide liquidity.

Korean banks, including Hana Bank, Korea Development Bank, Industrial Bank of Korea, and Shinhan Bank, were also among the most enthusiastic posters of triple-B collateral to the Taf.

One Korean bank official said: "It was the best option we had for raising foreign capital during the financial crisis."

Class action against Morgan, HSBC

Class action against Morgan, HSBC specifies silver manipulation mechanism

Section:

1:30a Tuesday, December 28, 2010

Dear Friend of GATA and Gold (and Silver):

A Chicago law firm yesterday announced another class-action lawsuit against J.P. Morgan Chase & Co. and HSBC Holdings PLC complaining of silver market manipulation. Interestingly, the lawsuit cites GATA's silver market manipulation whistleblower Andrew Maguire and U.S. Commodity Futures Trading Commission member Bart Chilton, and specifies mechanisms by which Morgan and HSBC could manipulate the silver market through the use of silver exchange-traded funds.

The lawsuit complains:

"Before the Class Period began, JPMorgan had become the custodian and an authorized participant of the largest known concentration of silver bars, the iShares Silver ETF, which holds in excess of 340 million troy ounces of silver, a sum that equals an estimated 1/3 of the total present global supply of silver bullion. As a result, it had actual knowledge of the precise whereabouts of much of the world's known silver bar supply.

"In approximately March 2008, JP Morgan acquired Bear Stearns, which held a very large short position in silver. With more of the total short position in silver concentrated in the hands of JP Morgan, it had a further motive to suppress prices.

"Upon information and belief, JP Morgan works together with HSBC, the other dominant player in the silver and precious metals markets. In July 2009, HSBC became the custodian of the SIVR ETF, which meant that it had physical access to and knowledge of the silver held by that trust. Notably, it named JP Morgan as one of the sub-custodians of the SIVR ETF.

"As a result of their participation in the silver ETFs, JP Morgan and HSBC had a direct opportunity to confer and discuss with each other the prices of silver held by each of them.

"In addition, Defendants had a strong incentive to suppress downward the price of silver as measured by the NYSE-Arca and CME/COMEX instruments. For example, Defendants could pledge their silver to the ETFs in exchange for ETF shares, sell their shares to other market participants, drive down the prices of silver through trades on NYSE-Arca and CME/COMEX, buy back their ETF shares from investors at lower prices, and return their (now lower-priced) silver ETF shares in exchange for the silver bars initially pledged against those shares, the real value of which remained the same, and only notionally appears lower because of Defendants' suppression.

"With respect to Defendants' conduct on the CME/COMEX platforms, JPMorgan and HSBC's scheme has been corroborated by Andrew Maguire, a 40-year precious metals trading veteran. Mr. Maguire reported his findings to the Commodity Futures Trading Commission (CFTC), which commenced an investigation in 2008.

"On October 26, 2010, CFTC Commissioner Bart Chilton stated that there had been 'violations of the Commodity Exchange Act in the silver market' and 'fraudulent efforts to persuade and deviously control' silver prices, and that these efforts 'should be prosecuted.'"

The full complaint of the lawsuit has been posted at GATA's Internet site here:

http://www.gata.org/files/SilverManipulationLawsuit-NIllinois-12-07-2010...

The law firm's press release is appended.

CHRIS POWELL, Secretary/Treasurer
Gold Anti-Trust Action Committee Inc.

* * *

Cafferty Faucher LLP Files Class Action Lawsuit
Against JPMorgan and HSBC Alleging Manipulation
of Silver Bar Financial Products

Law Firm Press Release
via Business Wire
Monday, December 27, 2010

http://www.businesswire.com/news/home/20101227005224/en/Cafferty-Faucher...

CHICAGO -- Cafferty Faucher LLP (www.caffertyfaucher.com) filed a lawsuit on behalf of a class that includes purchasers and sellers of the iShares Silver Trust (NYSE-Arca SLV) and the ETF Securities Ltd. Silver Trust (NYSE-Arca SIVR) during the period March 1, 2008, through the present.

The lawsuit alleges that JPMorgan, the custodian of silver backing SLV securities and the sub-custodian of silver backing SIVR securities, and HSBC, the custodian of silver backing the SIVR securities, manipulated and suppressed the price of silver bar financial products, including SLV and SIVR, in violation of Section 9 of the Securities Exchange Act.

If you purchased or sold the iShares Silver Trust ETF or the ETF Securities Silver Trust securities during the period March 1, 2008, through the present, you may move the Court to serve as lead plaintiff within 60 days. The lawsuit, Case No. 1:10-cv-07768, was filed in the Northern District of Illinois on December 7, 2010 and is assigned to the Honorable Charles R. Norgle Sr.

The case is also brought on behalf of investors who purchased or sold CME Group Inc.'s Comex silver futures or options contracts, which are traded electronically through the Chicago-based Globex platform and through Comex. On behalf of these investors, the lawsuit alleges violations of the anti-manipulation provisions of the Commodity Exchange Act.

In addition to the claims under the anti-manipulation provisions of the Securities Exchange Act and the Commodity Exchange Act, the lawsuit also alleges that defendants violated federal antitrust law.

Cafferty Faucher LLP, with offices in Chicago, Philadelphia, and Ann Arbor, Michigan, is a national litigation firm that represents investors, businesses, and consumers who have been injured by illegal marketplace practices. Firm contact information is available at the above website. The firm has recovered tens of billions of dollars for its clients in cases targeting illegal acts and practices in a variety of industries including securities, commodities, insurance, pharmaceuticals, banking services, medical, high-tech, food and beverage, construction materials, and many others. Combined, the firm's attorneys have hundreds of years of experience working to recover losses on behalf of clients.

Contacts for Cafferty Faucher LLP:

Anthony Fata (Chicago), 312-782-4880, or Bryan Clobes (Philadelphia), 215-864-2800.

MARRA: AGENZIE A PAGAMENTO DIETRO LA GUERRA ALLO SPOT E A ME

COMUNICATO STAMPA

MARRA: AGENZIE A PAGAMENTO DIETRO LA GUERRA ALLO SPOT E A ME.

I miei amici più informati parlano ormai apertamente di agenzie a pagamento incaricate del reclutamento e della gestione di alcune centinaia di persone per pilotare con i loro lazzi e frizzi la guerra contro di me in rete e sui media.

Un risibile ancorché grottesco ‘complotto’ al quale non c’è da stentare a credere, perché sono cose — non solo molto comuni e facili da organizzare (potrei farlo io stesso, se fossi al livello dei miei nemici) — ma coerenti allo stile e alla moralità degli odierni potentati, siano essi banche o organizzazioni al loro servizio, quali giornali, partiti, apparati burocratici e quant’altro.

Fermo restando che devo essere comprensivo, perché qui la posta è alta: se i miei scritti divengono popolari sono proprio tanti quelli che — trucidati non saranno di certo, perché sono pene destinate ai fieri, ai ribelli, ai violenti, mentre qui abbiamo a che fare con delle morbide carte da toletta — ma saranno tuttavia ridotti alla, per loro sgradita, condizione di cittadini privati.

Né vorrei credere a simili esagerazioni, ma d’altra parte dopo l’ulteriore articolo del 28.12.10 di quest’altra penna d’oro del giornalismo, tale Malcom Pagani, non c’è più spazio per dubitare che dietro questo vasto attacco deve esserci un apparato imponente, ancorché sclerotico e delirante (le banche).

Altrimenti non si spiega, ad esempio, perché mai uno sciocco come mi si vuol fare apparire in quel singolare articolo possa aver meritato che si sia consumata un’intera pagina de Il fatto quotidiano solo per costruire — per palesi fini di denigrazione — una così fantasiosa parodia avulsa dalla sostanza e dalla forma di tutto quanto mi è stato chiesto e ho detto in un’intervista di oltre un’ora.

Un caso, quello de Il fatto quotidiano, in cui non sono vere nemmeno l’età e la fotografia, perché ho da pochi giorni 63 anni, non 67, e nella pagina del sito hanno usato una foto di uno che non sono io nella stessa logica perversa in cui hanno invece incredibilmente usato una foto mia in un attacco ad Alfonso Marra, il giudice di Milano.

Vasti apparati dotati di una furbizia condivisa, da comunità di ratti, e per ciò stesso non intelligenti, consci però del fatto che non è vero che «l’importante è che se ne parli», perché invece parlar male, inventarsi di tutto, cercare di ridicolizzare usando gli strategismi più perversi, attribuirmi affermazioni o toni non miei, serve a far apparire i miei libri come ‘nemici’ e a tenerne lontana la società.
Un apparato che non mi manda i sicari solo perché gioverebbe alla diffusione delle mie opere, visto che ho già scritto e divulgato, da molto tempo, tutto quello che volevo dire.

Chi sono questi mostri? Tra magistrati, avvocati, politici e giornalisti lo sanno circa trecentomila persone: sono le cosche al soldo dei poteri criminali che controllano le banche e comandano a bacchetta la turba del proselitismo incolto, incosciente e accattone addestrata a pulire il luridume dei loro sederi con la lingua strabuzzando continuamente gli occhi dal piacere come stesse leccando gelati della miglior pasta per buscarsi così qualche soldo e qualche parte in commedia: turba composta da vaste fasce deviate dell’apparato mediatico, politico, burocratico, poliziesco e giudiziario.

Se ho paura? Neanche un po’. Invito anzi questi nemici — non semplicemente della democrazia e della cultura — ma della legalità, a serrare i ranghi così, quando la collettività, in breve, presenterà i suoi conti, potrà distinguerli più facilmente.
29.12.2010

Alfonso Luigi Marra

Vedi anche: Spot sul libro IL LABIRINTO FEMMINILE
http://www.youtube.com/watch?v=EU_T05MgVoA&feature=player_embedded

Banche, consigli utili: opponetevi sempre

FEDERCONTRIBUENTI
emilia romagna

Consigli utili: opponetevi sempre

Se ricevete un decreto ingiuntivo perché non avete pagato le rate del mutuo, oppure perché la banca vi ha revocato il fido, opponetevi sempre.

Non ascoltate commercialisti o legali che vi dicono che "non c'è niente da fare".
Ci si può difendere, eccome se ci si può difendere, ci si deve difendere!

Si contestano i conti perché tra anatocismo (interessi sugli interessi), commissione di massimo scoperto, valute, etc, i conti sono sempre viziati ed il saldo che chiedono non è mai quello reale e se poi, facendo periziare i conti, si scopre che sono stati applicati tassi usurari, cioè superiori al tasso soglia che attualmente è al 13,75 (per gli affidamenti superiori a 5.000 euro), allora non sono dovuti interessi e si può querelare la banca e richiedere il risarcimento del danno economico e morale.

Il tasso effettivo che pagate, non è quello indicato sull'estratto conto, bensì il costo del denaro, cioè ciò che voi avete pagato per poter utilizzare la somma messa a disposizione dalla banca (sono escluse solo le tasse).

Una volta querelata la banca, si chiede in Prefettura l'accesso al Fondo di solidarietà per le vittime dell'usura ai sensi della legge 108/96, in seguito vedremo cosa occorre fare.

Ora interessa porre in evidenza che se qualcuno al quale stanno per vendere la casa all'asta, ha contestato i conti prima della suddetta vendita, deve informare l'Istituto vendite giudiziarie, il Giudice delle esecuzioni ed i potenziali acquirenti, che chi acquista la casa all'asta lo fa a suo rischio e pericolo, perché se la banca dovesse perdere la controversia, l'acquirente perderà casa e soldi, in quanto una recente pronuncia della Cassazione ha stabilito che l'art.2929 del codice civile non si applica quando la contestazione dei conti bancari viene fatta e notificata prima della vendita all'asta.

federcontribuenti emilia romagna
via Caselli 7 43126 Parma
tel 0521 985610 fax 0521 984556

Bankitalia in mano a un cartello criminale

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