martedì 31 maggio 2011

SIGNORAGGIO: INTERROGAZIONE DI DI PIETRO

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ATTO CAMERA [English version here]

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12113

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 479 del 30/05/2011
Firmatari
Primo firmatario: DI PIETRO ANTONIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 27/05/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 27/05/2011
Stato iter:
IN CORSO

Interrogazione a risposta scritta 4-12113

presentata da

ANTONIO DI PIETRO

lunedì 30 maggio 2011, seduta n.479

DI PIETRO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

l'emissione della moneta è obbligatoriamente collegata alla generazione del signoraggio che è rappresentato dal guadagno e dal potere in mano al soggetto predisposto alla creazione della moneta. Il signoraggio, dunque, è l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta. Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come il flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi»;

storicamente, il signoraggio era il termine col quale si indicava il compenso richiesto dagli antichi sovrani per garantire, attraverso la propria effigie impressa sulla moneta, la purezza e il peso dell'oro e dell'argento;

oggi, invece, alcuni studiosi di economia imputano al moderno signoraggio una dimensione che va ben al di là di una semplice tassa, in quanto il reddito monetario di una banca di emissione è dato solo apparentemente dalla differenza tra la somma degli interessi percepiti sulla cartamoneta emessa e prestata allo Stato e alle banche minori e il costo infinitesimale di carta, inchiostro e stampa sostenuto per produrre denaro. Apparentemente, in quanto, de facto, il signoraggio moderno è eclissato nella contabilità dall'azione di dubbia legittimità della banca emittente che pone al passivo il valore nominale della banconota. In buona sostanza, la banca dichiara di sostenere per la produzione della carta moneta un costo pari al suo valore facciale (euro 100 per una banconota del taglio di 100 euro);

le Banche centrali sono le istituzioni che raccolgono sia la ricchezza, sia il profitto da signoraggio che dovrebbero essere trasferiti, una volta coperti i costi di coniatura, alla collettività rappresentata nello Stato;

tale signoraggio è il cosiddetto signoraggio primario poiché deriva dall'abilità che possiede la Banca centrale di emettere moneta stampandola e immettendola nel mercato. Si tratta del signoraggio che sta a monte di tutto il sistema monetario, poiché si colloca nel momento di emissione della moneta;

questo processo non è però l'unico che permette l'aumento della massa monetaria in circolazione nel circuito economico. Esiste, infatti, un secondo meccanismo attraverso il quale cresce la base monetaria in circolazione, il cosiddetto signoraggio secondario o credit creation;

il signoraggio secondario è il guadagno che le banche commerciali ricavano dal loro potere di aumentare l'offerta di moneta estendendo i loro prestiti sui quali ricevono interessi e, negli ultimi decenni, con l'introduzione di nuovi strumenti finanziari quali, ad esempio i derivati;

con riferimento al sistema monetario attuale, da anni si discute sia in ambito accademico sia in ambito sociale sulle incongruenze relative alla proprietà del valore della moneta al momento della sua emissione: un valore che, in buona sostanza, non verrebbe riconosciuto in capo al suo creatore, ovvero la collettività, il popolo, ma che piuttosto le verrebbe sottratto;

principio fermo di ogni democrazia è che la «sovranità» appartiene al popolo e la nostra Carta costituzionale sancisce chiaramente questo principio all'articolo 1;

ne consegue che derivazione diretta di tale sovranità è anche la sovranità monetaria, che determina il potere di chi detiene il controllo della moneta e del credito;

essendo il popolo a produrre, consumare e lavorare, la moneta, sin dal momento in cui viene emessa da una qualsiasi Banca centrale dovrebbe, in linea di principio, come affermato da molti studiosi, diventare proprietà di tutti i cittadini che costituiscono lo Stato, il quale però non detiene il potere di emettere moneta;

la distorsione alla base della sovranità monetaria è stata oggetto di uno studio da parte del procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini che sul punto ha scritto il libro La banca, la moneta e l'usura, edizione Controcorrente, Napoli, 2001. Secondo il procuratore generale Bruno Tarquini, lo Stato avrebbe avuto i mezzi tecnici per esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi di quella sovranità monetaria che avrebbe permesso di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento;

anche il professor Giacinto Auriti, docente fondatore della facoltà di giurisprudenza di Teramo, ha compiuto numerosi studi sulla sovranità monetaria e sul fenomeno del signoraggio;

in particolare, il professor Giacinto Auriti ha sostenuto che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le Banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico;

altra denuncia compiuta dal professor Giacinto Auriti è quella relativa alla totale assenza al livello giuridico di una norma che stabilisca in maniera univoca di chi sia la proprietà dell'euro all'atto della sua emissione. Per tali ragioni, ad avviso del professor Auriti, risulterebbe impossibile individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione della moneta e i popoli europei non sapranno mai se siano «creditori» (in quanto proprietari) o «debitori» (in quanto non proprietari) per un valore pari a tutto l'euro che viene messo in circolazione -:

se alla luce di quanto descritto in premessa il Governo non intenda intervenire, anche nelle competenti sedi europee, per verificare la compatibilità delle teorie elaborate dal procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini e dal professor Giacinto Auriti con i Trattati dell'Unione europea e il principio costituzionale della sovranità monetaria, anche al fine chiarire di chi sia la proprietà dell'euro al momento della sua emissione, quale sia la natura giuridica della moneta emessa dalle banche commerciali e, infine, quale sia la reale efficacia degli strumenti di controllo a disposizione della Banca centrale sulla massa monetaria messa in circolazione dalle banche commerciali.

(4-12113)

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Nota del trascrittore: a proposito dell'ultimo capoverso, vedere anche:

ECB refuses to release data on EURO credit lines
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2011/05/ecb-refuses-to-give-data-on-euro-credit.html

e anche:

The most important feature of banks: credit creation - by Prof. Richard Werner
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/04/most-important-feature-of-banks-credit.html

Greece Sets Fire to Bank Building

Greece Sets Fire to Bank Building as 100k riot in Athens



A Response to the Fed

A Response to the Fed

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Ellen Brown
Chairman and President of the Public Banking Institute


Response to the May 2011 Report by the Federal Reserve Bank of Boston
Titled “The Bank of North Dakota: A Model for Massachusetts and Other States?”

Last week, the Federal Reserve Bank of Boston (FRBB) released a report on the BND and the applicability of that model for Massachusetts and other states.[1] The report confirms that the BND is a prudent, well-managed financial institution that serves in partnership with community banks as an effective economic backstop to credit contractions. The report also shows how the BND has evolved over the years to use its asset base to increasingly inject liquidity into its economy while maintaining conservative lending practices.

The report suggests, however, that forming a state-owned bank is probably not worth the effort in Massachusetts. We respectfully disagree. Below is a response to the report’s bulleted conclusions:

· BND’s most important role in 2011 is serving as a lending partner for North Dakota’s numerous small banks.
While conceding that the BND provides significant financial advantages (improved capitalization ratios and increased profitability) to community banks, the FRBB report suggests that this function is less important for other states including Massachusetts, since (a) they have “bankers’ banks” serving in that capacity, and (b) they have many large banking institutions in their larger cities that can take on complex lending projects.
Responding to (a), we again quote the Center for State Innovation (CSI):
Quarterly aggregated financial data compiled by the Bankers’ Bank Council estimates that bankers’ banks provide services to 58% of the banks in their respective markets. But this leaves a little over 40% of the banking market not being served by the very small number of bankers banks out there. Also, the bankers’ bank market is dominated by one bank: about 30% of the market (in terms of deposits and assets) is controlled by TIB: The Independent Bankers Bank, headquartered in Texas [obviously not a Massachusetts bank]. . . .
Public institutions compete productively with private ones in a multitude of sectors: education, energy, mail service, student lending, library services. The Federal Reserve system provides services that private bankers’ banks might also provide, but most agree that its existence is indispensible for the banking sector.
North Dakota is an excellent example: it has both a large, healthy, and long-running state bank and a private bankers’ bank operating in the state’s credit market. The Minnesota-based United Bankers’ Bank works with community banks in North Dakota and is even a member of the North Dakota Bankers Association - who incidentally are very supportive of the Bank of North Dakota. And even though United Bankers’ Bank and the Bank of North Dakota have some overlapping services, this does not mean that there isn’t enough business for both banks. In fact over the last 7 years, United Bankers’ Bank has more than doubled its assets and deposit base and now has over $640 million in assets and $440 million in deposits.
Responding to (b), while it may be true that large Wall Street-based banks are available to take on complex local lending projects, the fact is that they are not doing this adequately. They are reported to be more interested in using today’s extremely low Fed Funds rate to speculate, invest abroad, or invest in risk-free government bonds, profiting from the spread. Moreover, they are leveraging the states’ revenues and assets for these investments. State-owned banks could recapture this spread for their own local needs.
Out-of-state money center banks are now dominating the banking business in our major cities, squeezing out local banks that would be interested in undertaking complex local projects if they had the capital and other resources to do it. A state-owned bank can provide those resources, just as the BND does for local banks in North Dakota.

· The willingness and capacity of a state-owned bank to offset a serious credit crunch has not been shown.
Figure 8, page 13, of the FRBB report shows that North Dakota escaped the credit crisis with the lowest foreclosure rate in the country. This is not due to some property unique to North Dakota real estate, since the same chart shows a large spike in foreclosures in the state in the 1980s. What changed? Figure 2, page 8, shows that in the 1980s, the BND was investing in securities and cash equivalents rather than in loans. The foreclosure rate went down in direct correlation to the shift in the BND’s investment strategy away from securities into loans. We believe this data clearly demonstrates the positive effect BND has had in offsetting the recent credit crunch.

· With the possible exception of the Great Depression, BND’s contributions to stabilizing the state economy and finances appear to have been relatively minor.
Again we disagree. A stable banking sector is essential to the health and stability of a state’s economy, and the BND has clearly contributed to the health and diversity of North Dakota’s banking sector. The state of North Dakota has the highest number of banks per capita of any state, and there have been no bank failures in the state in over 11 years, unlike in the rest of the USA, which has seen hundreds of bank failures just in the last 3 years.

· The potential costs of starting up a state-owned bank could be significant.
The FRBB’s method of calculating these costs (at p. 19) is dubious at best. The report takes the BND’s $2 million capitalization in 1919, multiplies by 12.5 “adjusting for inflation,” then multiplies by another 13 adjusting for “growth” to come up with a figure of $325 million. Then it scales up again for the size of the Massachusetts economy to arrive at $3.6 billion as the amount of capital needed to start a bank. This looks like serious double-counting, and there are much more accurate ways of determining capitalization requirements for a modern bank than looking at banking requirements in 1919.
Capitalization needs vary, depending on how large the legislature wants the bank to be. A bank today could be started with as little as $20 million. The bank can start small and grow. Moreover, its capital base needn’t come from the budget or from tax revenues, as has been shown. “Capital” is an equity investment, not an expenditure. It can come from existing funds sitting idle, or from a bond issue.

· Massachusetts and other states should start any discussions of financial-sector reforms by identifying the problems that public policy needs to address.
This is obviously a good idea, but in a number of places the FRBB report goes on to proffer as its preferred solution “adopting policies that complement current federal lending programs.” The Federal Reserve is the entity charged with overseeing many of those programs, so this solution would be expected. However, it is submitted that the federal lending programs have largely failed to achieve their goals.
As noted above, Fed Chairman Ben Bernanke has stated that the easy-money credit facilities made available to the TBTF banks cannot be made available to state and local governments; and funds provided by the federal government will soon be terminated. As noted in a report by the Massachusetts Budget and Policy Center:
“During the current fiscal crisis, the state has . . . relied on over $1.5 billion a year in Recovery Act and related funding from the federal government. These federal funds played an important role in helping states protect critical services and avoid additional tax increases during the recession, yet those funds will be gone in FY 2012. Economists have cautioned that this termination of federal efforts to protect and create jobs – while the economy remains weak – will likely slow our economic recovery.”[2]
The proposed Bank of Massachusetts can help with those funding needs, as shown above.

Conclusion
Based on our review of HO 1192, we conclude that the legislation meets the tests of good banking, providing for sound governance, accountability to taxpayers, transparency, prudent risk management, and professional management and staff. By partnering with local banks to provide the credit and liquidity required for a healthy economy, and by supplying significant non-tax revenue for the state, the proposed Bank of Massachusetts can be a significant engine for economic growth in Massachusetts.

lunedì 30 maggio 2011

Grecia: Rivolta e Fuga dalle Banche

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Speciale Grecia: Signore e Signori Ci Siamo! Rivolta e Fuga dalle Banche in atto.

flag%20grecia Speciale Grecia: Signore e Signori Ci Siamo! Rivolta e Fuga dalle Banche in atto.Rischio Calcolato segue con estrema attenzione (a rischio di annoiare) quello che succede in Grecia . La Grecia è il laboratorio di quello che accadrà (anzi che stà già accadendo) in molti paesi europei, Italia compresa, quando i tagli al bilancio decisi nel 2010 si tradurranno in minori servizi, aumenti delle tasse, licenziamenti e tagli agli stipendi pubblici.
Questa volta neppure i media mainstream sono riusciti ad oscurare completamente il dramma che si sta consumando in grecia. Il Tg2 si è perfino spinto ad ipotizzare il ritorno alla Dracma (si dice che la giornalista che ha nominato la parola proibita sia stata crocifissa in sala mensa da un gruppo di banchieri inferociti………) tra le soluzioni effettivamente sul tavolo del governo.
Quello che i telegiornali (e la stampa) non vi hanno ancora detto è che nelle ultime 72 ore l’intera penisola è in rivolta e alla fine è partita la “corsa alle banche” anzi ai bancomat per ritirare tutti gli euro possibili prima che il sistema collassi.
In realtà la fuga di capitali dalla penisola ellenica era già in atto ma in meniera blanda:
Greek banking system household deposits Speciale Grecia: Signore e Signori Ci Siamo! Rivolta e Fuga dalle Banche in atto.
Nel grafico vengono mostrati solo i depositi bancari dei possessori di un abitazione, ma lo stesso trend si può applicare anche al resto della popolazione.
Da http://www.protothema.gr (uno dei principali giornali on-line greci) ecco un articolo tradotto con Google Translator:

Solo pochi passi separano dal Venerdì al panico di massa di ieri! Dalla mattina presto per contrastare le banche non vi è seria pressione per il ritiro di depositi, in particolare piccole quantità. La pressione sulle banche hanno iniziato Mercoledì scorso, culminata nel giorno di ieri.

E ‘significativo che Giovedi e Venerdì, stimano fonti bancarie che sorgeva a circa 1,5 miliardi di euro in totale! In base allo stesso mese del maggio stimato il deflusso stimato in almeno 4 miliardi dai 2 miliardi nel mese di aprile …
La maggior parte dei risparmiatori si precipitarono a ritirare per i pensionati e piccoli risparmiatori e gli importi che vanno 2-3.000 sollevato fino a 10 -15 000 euro. La motivazione nella maggior parte dei casi è stata la paura che ha portato il paese in bancarotta, depositi congelati anche temporaneamente lasciato senza contanti, o addirittura perdere i loro risparmi.
Questo spiega il fatto che le note forte domanda 200arikon preferibilmente così prima di mezzogiorno sulle note grandi sono esaurite. Il rapporto di preferenza delle note è grande perché possono nascondere più facilmente a causa del piccolo volume di Hank.
In molti casi, i funzionari delle banche ha attirato l’attenzione dei loro clienti, soprattutto anziani, essere molto attenti dopo aver lasciato il negozio del rischio rapina. Secondo i dati e la polizia hanno aumentato l’incidenza di rapine per lo più anziani, da bande di monitorare sistematicamente il traffico al di fuori del filiali bancarie e ‘colpo’ su automobili o una volta entrati gli anziani nelle loro case.
L’aggravamento del fenomeno di ritiro dei depositi Venerdì, profondamente personale delle banche, dato Lunedi. Questa preoccupazione è culminato in front-possibilità molto probabilmente, non hanno risanamento completo del panorama politico nel weekend e l’incertezza di continuare a Lunedi, che essi temono possa portare ad affermazioni non verificabili.
Se questa informazione è vero infatti che gli enti affiliati ad un partito politico ‘alzato’ Venerdì 2 milioni di euro dal proprio conto, giustifica pienamente le preoccupazioni dei banchieri, ma hanno ancora buone ragioni per preoccuparsi: che i politici non sembrano comprendere appieno i rischi provocati da un panico diffuso, non solo per la stabilità del sistema bancario, ma per l’economia e il paese.
In due singoli giorni sono stati ritirati 1,5 miliardi di euro dalle banche Greche, una cifra enorme paragonata ai 2/4 miliardi di euro al mese che erano la “normalità” Greca.
La Rivolta:
Ma in Grecia non c’è solo la corsa allo sportello (Bank rush) per ritirare gli ultimi euro, siamo di fronte ad una vera e propria rivolta cominciata sabato scorso nelle piazze di atene, un fatto per nulla documentato dai nostri giornali:

le persone in piazza protestano per le misure che il governo “socialista….” ha preso in accordo a quanto richiesto da UE e FMI su mandato delle banche per ottenere i prestiti necessari a ripagare il debito pubblico in scadenza.

In queste ore è ancora in discussione un piano di dismissioni di partecipazioni pubbliche presentato dal ministro delle finanze da 15 miliardi di euro (in Italia mantenedo le proporzioni sarebbero stati 90 miliardi). Per i dettagli La Grecia si è impegnata a svendere….. .

Ue e Bce intanto fanno la faccia feroce minacciando financo l’uscita della Grecia dall’eurogruppo se non mantiene gli impegni….. la verità è che alcuni paesi dell’Unione Europea e segnatamente Germania, Francia, Belgio, Irlanda Portogallo e Inghilterra stanno pregando (e tramando) affinchè la politica greca NON faccia l’unica vera cosa sensata per ridare un futuro ai suoi cittadini.

Default, ritorno alla Dracma e svalutazione competitiva.

Se volete sapere perchè è l’unica soluzione legge questo post fondamentale.

Vi lascio con un paio di grafici che spiegano bene il dramma dei giovani europei (non solo greci):

Euro zone selected countries unemployment rate Speciale Grecia: Signore e Signori Ci Siamo! Rivolta e Fuga dalle Banche in atto.

Euro zone selected countries youth unemployment rate Speciale Grecia: Signore e Signori Ci Siamo! Rivolta e Fuga dalle Banche in atto.

Gli 'indignados' anche in polizia

Gli 'indignados' anche in polizia. Chiesti 100 euro per eccedenza bagagli agli agenti di ritorno da Lampedusa

domenica 29 maggio 2011

Basilea III: come ti aiuto le banche

domenica 29 maggio 2011

Basilea III: come ti aiuto le banche

Salvatore Tamburro

Le regole di Basilea III, evoluzione di Basilea I (1988) e Basilea II (2008) si articoleranno su tre punti: la garanzia di liquidità a breve, la trasformazione delle scadenze e i requisiti di capitale.
Occhio e croce tali regole dovrebbero attuarsi in pratica verso il 2020, secondo molto analisti ed economisti.
Quanto alle "fervide" regole che le banche dovrebbero seguire circa i requisiti di capitale, ecco che scoviamo una bella notizia (bella per le banche) che aiuterebbe soprattutto le banche francesi ed inglesi:

In arrivo direttamente dalla Basilea III, la direttiva attraverso la quale i regolatori internazionali riuniti presso il Comitato con sede nella città svizzera vogliono cercare di stabilizzare il sistema bancario. Secondo quanto riportato questa mattina dal Financial Times, gli istituti di credito del Vecchio Continente potrebbero infatti beneficiare di una sorta di artificio contabile, dal momento che per allentare la pressione su di essi si potrebbe consentire di calcolare in modo differente i capitali delle loro sussidiarie operative nel campo delle assicurazioni. In sostanza, i ratio di capitalizzazione minima potrebbero essere centrati più facilmente (anche grazie a manovre sul cosiddetto “Hybrid capital”, che include particolari strumenti finanziari).

Si tratta di una manovra della quale, prosegue il quotidiano inglese, si avvantaggerebbero in particolare alcune banche del Regno Unito e della Francia: il riferimento è a colossi come Lloyds Banking Group, Société Générale, Credit Agricole e BNP Paribas. Non a caso i loro titoli risultano questa mattina in netto rialzo alle Borse di Parigi e Londra.

Eppure solo pochi giorni fa sette ministri delle Finanze dell’Unione europea avevano manifestato in forma scritta le proprie perplessità in merito alla cosiddetta Basilea III. Il quotidiano tedesco Financial Times Deutschland, aveva infatti spiegato che il gruppo di responsabili economici dei governi dei Paesi membri dell’Ue aveva sottolineato l’insufficienza delle nuove norme, giudicate troppo blande. Il progetto di direttiva così com’è strutturato oggi «potrebbe minare la stabilità e la credibilità del sistema finanziario europeo», avevano dichiarato i ministri in una lettera. Ciò che è certo è che il braccio di ferro sul testo definitivo della Basilea III continuerà fino all’ultimo.


Mi fanno ridere quei funzionari di banca che dichiarano (anche durante alcuni dei miei convegni senza alcuna stima per la propria dignità) che adesso, con Basilea III, ci saranno controlli molto più rigidi sugli istituti bancari, controlli che eviteranno il generarsi di future crisi finanziarie. Eh infatti con Basilea I,II e III abbiamo tutti notato come lo Stato non sia mai dovuto intervenire a "salvare" con i soldi dei contribuenti questi istituti privati (banche ed assicurazioni) che investivano e investono in titoli tossici e dopo, in virtù della regola non scritta "too big to fail" chiedono l'aiuto di mamma-Stato per rimediare agli errori di manager e speculatori senza scrupoli.
Prima di analizzare i bilanci delle imprese o i redditi di privati cittadini che hanno bisogno di un prestito, si dovrebbe prima controllare i bilanci delle banche alle quali sono permesse appunto artifici contabili del tutto eccezionali, pur di nascondere i grossi buchi di bilancio che presto o tardi andranno a riversare sulle spalle della collettività.

Impactante vídeo2 Ruby y Marra: explicación del señoreaje

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Bankenstein e la Guerra in Libia

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sabato 28 maggio 2011

I servi sciocchi del signoraggio, all'opera

I servi sciocchi del signoraggio, all'opera

Meditate, gente, meditate...

I più grandi evasori ITALIANI: LE BANCHE

I più grandi evasori ITALIANI! LE BANCHE Il metodo del TAX TRADE!!!



ECONOMIA: DI CHI E' L'EURO?

24 Maggio 2011 13:20

ECONOMIA: DI CHI E' L'EURO? P.RI.M.IT. CONTRO IL SIGNORAGGIO BANCARIO

(AGENPARL) - Roma, 24 mag - Di chi è la proprietà dell'euro all'atto dell'emissione? E' la domanda che P.ri.m.it., associazione no-profit per la Riforma Monetaria Italiana, lancia ai politici italiani e ai cittadini. La loro protesta contro il signoraggio bancario - la differenza tra il valore nominale di una bancanota e quanto è stato speso per stamparla - è arrivato oggi fino a Piazza Montecitorio per rivendicare quella che chiamano sovranità monetaria.
Di seguito la video intervista dell'AgenParl ad Enrico Grosso.

Ex governatore Bankitalia Fazio condannato a 4 anni

Il Messaggero

Scalata Antonveneta: 4 anni a Fazio
3 per Consorte, 20 mesi a Fiorani

Due anni e 8 mesi al senatore Luigi Grillo. Confiscati a Unipol 39,6 milioni. Assolto ex capo Vigilanza Bankitalia

ROMA - I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano, presieduta da Gabriella Manfrin, hanno emesso la sentenza per la tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi: l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio è stato condannato a 4 anni di reclusione, più di quanto chiesto dall'accusa (3 anni). Fazio è stato inoltre condannato a un milione e mezzo di multa e all'interdizione dai pubblici uffici per 4 anni. L'ex ad della banca lodigiana Gianpiero Fiorani è invece stato condannato a un anno e 8 mesi. Tre anni di reclusione per l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, due anni e 8 mesi al senatore del Pdl Luigi Grillo.

I giudici hanno condannato Unipol a una sanzione di 900 mila euro e hanno disposto la confisca di 39, 6 milioni di euro. La società è imputata in qualità di persona giuridica.

Assolto Frasca. Diciassette gli imputati, accusati a vario titolo di aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e appropriazione indebita. Tra loro anche l'allora capo della vigilanza di via Nazionale, Francesco Frasca, che è stato invece assolto per non aver commesso il fatto, Ivano Sacchetti, il consulente finanziario Bruno Bertagnoli, l'immobiliarista Luigi Zunino e l'ex calciatore Gianpiero Marini.

Sei anni fa la Bpi guidata da Fiorani tentò di scalare Antonveneta cercando di scipparla agli olandesi di Abn-Amro, come era nei piani dell'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Secondo i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, il progetto di conquistare l'istituto di credito padovano, «non interessava solo Fiorani, ma rientrava in una logica del riassetto del sistema bancario italiano secondo il dirigismo di Fazio, in spregio a tutte le regole del Testo Unico della Finanza, del Codice Civile e del Codice Penale». In sostanza, secondo l'accusa, Fiorani non avrebbe potuto scalare Antonveneta se non ci fosse stata la «centralità di Fazio»: per gli inquirenti ci fu non solo un patto occulto tra soci per rastrellare le azioni della banca veneta (furono anche finanziati con i soldi dell'ex Bpl), ma anche il ruolo fondamentale di Fazio che diede la corsia preferenziale all'allora amico Fiorani per ottenere l'autorizzazione all'Opa. Inoltre, i pm hanno sostenuto che l'ex banchiere di Lodi non aveva i soldi per portare a termine l'operazione, «quindi li doveva trovare tramite la politica, le relazioni», facendo riferimento ai contributi dati da Fiorani al senatore Grillo, all'ex ministro Aldo Brancher (condannato separatamente a 2 anni anche in appello) a Marcello Dell'Utri e all'attività di lobbing che ha caratterizzato il tentativo di scalata e della quale era stato avvertito anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

I due pm avevano chiesto di condannare Fazio a 3 anni di carcere e a 100 mila euro di multa, Consorte e Sacchetti a tre anni di reclusione e un milione di multa, Fiorani a un anno e 3 mesi (in continuazione con i 3 anni e 3 mesi che ha già patteggiato nell'ambito della stessa inchiesta ma per il reato di appropriazione indebita), Grillo a 2 anni e un mese e 61 mila euro di multa, Frasca a un anno e mezzo e 50 mila euro di multa e Unipol a una sanzione di 1,2 milioni e alla confisca di 39,6 milioni di euro. La pena più alta richiesta è stata quella per Francesco Ghioldi, considerato il fiduciario di una serie di società e di conti occulti su cui venivano fatti confluire i proventi delle appropriazioni indebite: sei anni di carcere e una multa di 12 mila euro.

Sabato 28 Maggio 2011